Marco Valeri

Cambiare vita a 30 anni: come ricominciare a vivere

  • Autore: Marco Valeri
  • Pubblicato il: 04-08-2022
  • Ultima modifica: 05-08-2022

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Cambiare vita a 30 anni è una scelta coraggiosa.

 

La sensazione più brutta che ho provato nella vita è stata la depressione che mi era venuta nel vivere una vita che non era più la mia.

La sensazione più bella che ho provato nella vita è stata quando sono riuscito a cambiare vita.

 

Ci sono diversi motivi che ti possono spingere a cambiare vita a 30 anni.

Hai preso una scelta sbagliata a 20 anni.

Non hai avuto modo di scegliere finite le scuole.

Non hai mai avuto le idee chiare su cosa fare.

Ci sono stati dei problemi che ti hanno portato nella direzione sbagliata.

Qualunque sia il motivo che ti porti dietro, hai il diritto ed il dovere di vivere la vita che vuoi.

 

Cambiare vita a 30 anni è la cosa più bella che puoi fare per la tua vita.

E lo so che queste parole possono sembrare forzate, soprattutto se come me ti sei svegliato la mattina dei tuoi 30 anni e ti sei sentito di non aver concluso nulla, di non avere una direzione, di essere un vero e proprio fallimento.

Quello che voglio dirti però è che è davvero possibile cambiare vita durante questo decennio e te lo dice una persona che ci è riuscita.

Non ho veramente nulla da venderti.

Lungo i paragrafi che seguono non troverai il corso magico a pagamento che cambierà la tua esistenza.

Ad ogni modo voglio chiederti il tuo tempo, il tempo necessario per leggere questo articolo fino alla fine.

Lungo le righe di questo articolo voglio condividere con te la mia esperienza, di come ho iniziato i miei 30 anni perso nella confusione più totale dei casini della mia vita fino a quando a 37 sono riuscito a trovare un lavoro che amo, nonché lo scopo della mia vita.

Ci sono delle scelte che ho fatto a più di 30 anni che mi hanno permesso di cambiare veramente la mia vita e credimi che possono fare lo stesso con te.

Cambiare vita a 30 anni

Ricordo la piacevole serata del compleanno dei miei 30 anni.

Sono andato a cena fuori con gli amici di Roma e poi siamo andati in un locale nel centro della Capitale.

È stata una bellissima serata.

La sensazione piacevole di quel compleanno è svanita il giorno dopo al mio risveglio.

Mi sono svegliato che fondamentalmente non era cambiato nulla nella mia vita, ma avere 30 anni ed un giorno mi faceva vedere le cose da un altro punto di vita.

Facevo un lavoro che odiavo ma mi serviva per pagare la stanza in cui vivevo, un call center dove facevo vendita telefonica, senza un fisso, se vendevo guadagnavo, se non vendevo niente stipendio e niente più “lavoro”.

Sapevo che era un’occupazione temporanea, mi serviva per arrivare alla fine del mese mentre cercavo qualcosa di migliore.

E sebbene non ci sia nulla di male nel fare l’operatore telefonico, svegliarmi la mattina ed andare a chiamare centinaia di persone per vendere la nuova tariffa telefonica di turno che non faceva risparmiare davvero nessuno, mi faceva sentire un vero e proprio fallito.

Mi vergognavo di dire che lavoro facevo alle persone intorno a me, e non tanto per il tipo di lavoro, per il quale non c’è nulla di male, ma perché sapevo di valere di più.

Nella testa mi girava questo pensiero: “a 30 anni non ho concluso nulla”.

 

Dovevo cercare una via di uscita da una vita che non mi appagava e per farlo non facevo altro che mandare centinaia e centinaia di curricula ogni giorno.

L’impegno ripaga sempre e dopo un paio di mesi trovai un nuovo lavoro tramite un’agenzia interinale di Roma. Fui assunto da quest’ultima agenzia del lavoro per lavorare per un ramo di Finmeccanica come operatore back-office, un progetto dell’Unione Europea per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi.

Ero molto contento di cominciare questa nuova avventura, la qualità del lavoro era molto migliore rispetto a quella di prima e anche lo stipendio non era male. L’unica pecca era il contratto, rinnovo di tre mesi in tre mesi ma andava bene così, avevo trovato solo quello.

I primi mesi andarono bene, ogni mattina mi presentavo al lavoro un po’ prima, mi impegnavo e finivo anche un po’ dopo degli altri. Così come mio padre mi ha insegnato, sono stato sempre un grande lavoratore.

Quella sensazione di felicità per il nuovo lavoro sparì giorno dopo giorno. Sebbene le mie condizioni lavorative fossero migliorate rispetto a prima, ero finito nuovamente a fare qualcosa che non mi piaceva.

In qualche modo non ero stato io a scegliere quel lavoro ma la casualità.

A questo c’era da aggiungere che il rinnovo di tre mesi in tre mesi pesava. Finmeccanica non voleva assumere e l’agenzia interinale, per la quale lavoravo, così si assicurava che se qualcosa andava male poteva licenziare me e i miei colleghi. Inoltre, per fare in modo che la produttività dei lavoratori rimanesse fino all’ultima ora dei tre mesi, il rinnovo ci veniva comunicato alle cinque del pomeriggio dell’ultimo giorno di contratto. L’incertezza e l’instabilità più totale.

 

Arrivai al compleanno dei miei 31 anni nella precarietà lavorativa più assoluta ed impiegando la maggior parte del mio tempo nel fare un lavoro che proprio non mi appagava.

Con la mia compagna ceravamo un po’ di stabilità economica e lavorativa ma sembrava davvero impossibile, soprattutto perché lei lavorava in nero, ovvero senza contratto, in un negozio del centro di Roma che le dava 5 euro l’ora.

Era gennaio 2015 e siccome il lavoro che facevo nei primi mesi dell’anno rallentava, l’agenzia interinale decise di farci un rinnovo di altri tre mesi part-time, 20 ore alle settimana ma dovevamo tenerci disponibili a fare più ore nel caso fossero state necessarie, così poi quelli che erano stati al loro gioco avrebbero avuto più possibilità di un nuovo rinnovo, forse full-time.

Era veramente troppo.

Avevo 31 anni io e 29 la mia ragazza e decidemmo che così non andava, che dovevamo cambiare le cose. Avevamo messo da parte assieme circa 3 mila euro e decidemmo di lasciare la città di Roma per andare a cambiare vita in un altro paese, alla ricerca di una situazione lavorativa migliore.

Organizzammo tutto abbastanza velocemente e a marzo 2015 partimmo per la città di Londra.

 

Partire a 30 anni, o meglio a 31, arrivare in una grande metropoli come Londra fu davvero stimolante. Il mio inglese non era dei migliori ma trovai dopo poche settimane lavoro in un pub, nella zona di Kilburn. Il mio lavoro era prendere i bicchieri dai tavoli, metterli in una lavastoviglie e aiutare gli altri colleghi se c’era qualcosa da fare come spostare i fusti di birra, davvero molto pesanti.

Rimasi piacevolmente impressionato da come fosse facile trovare lavoro a Londra, ovviamente ti parlo di prima della Brexit, quando per le persone provenienti dal territorio dell’Unione Europea non era necessario il visto per lavorare.

Rispetto a Roma, a Londra si trovava facilmente lavoro nei pub, nei ristoranti, nei negozi, nei supermercati e tutti questi lavori erano contrattualizzati a tempo indeterminato fin da subito (i primi 3 o 6 mesi di contratto il datore di lavoro poteva mandarti via senza giusta causa, un po’ come se fosse un periodo di prova).

Rimasi in quel pub per diversi mesi ma poi la mia ragazza ed io ci spostammo in una zona diversa della città dove trovammo una casa più conveniente che dividevamo con un’altra ragazza brasiliana, Alexandra.

Mi servivano più soldi. Un mio ex collega di Roma, nonché amico, Francesco, si era trasferito prima di me a Londra e stava lavorando in un albergo. Mi disse che cercavano in questo hotel a 4 stelle ed accettai di andare dato che la paga era decisamente migliore.

Cominciai il nuovo lavoro e dopo qualche settimana finii a lavorare nelle cucine di questo albergo come lavapiatti.

La sensazione di malessere che pensavo di aver lasciato a Roma arrivò abbastanza in fretta. Il lavoro che facevo era molto faticoso, i turni andavano dalle 9 alle 12 ore al giorno, ma succedeva almeno una volta a settimana di lavorare anche di più per mancanza di personale. Non ti nascondo che almeno una volta a settimana lavoravo anche fino a 16 ore.

Volevo cambiare le cose ed avevo fatto circa 2 mila km per farlo, spendendo anche tutti i pochi risparmi che avevo, ma mi sembrava di aver fatto un passo avanti e poi due indietro.

Era forse il mese di gennaio, tornai a casa dopo il turno di mattina ed ero completamente distrutto, non tanto dalla stanchezza del lavoro ma dalla sensazione di malessere che provavo nell’avere 32 anni e fare il lavapiatti nella città di Londra.

Ero a casa, da solo.

Fuori il cielo era ricoperto di nuvole grandi. Sembrava una rappresentazione di come mi sentivo.

Arrivai a casa, mi feci una doccia e mi misi alla scrivania anche se non sapevo cosa dovevo fare.

Mi sentivo un totale fallito.

Quel giorno toccai davvero il fondo.

 

Come cambiare vita a 30 anni

Quel giorno toccai davvero il fondo ma quello fu anche il giorno che cambiai la mia vita.

Ed è proprio quello che vorrei che tu facessi oggi.

 

Fare il lavapiatti a 32 anni, a 2 mila km lontano dalla mia famiglia e dagli amici di sempre, era troppo.

Ed ero finito in quella ennesima strada sbagliata perché non avevo deciso per la mia vita.

Come sempre, fino a quel momento, avevo lasciato le cose al caso.

Mi ero accontentato di quello che trovavo.

Così, anche se a Londra c’era molto più lavoro rispetto che a Roma, io mi sentivo uguale se non peggio.

 

Quel giorno decisi che le cose dovevano cambiare.

Feci una cosa che cambiò per sempre ed in meglio la mia vita.

Decisi cosa sarei voluto diventare.

Avevo deciso che avrei ricominciato.

Ricominciare da zero non è facile ma significa anche che puoi scegliere di essere quello che vuoi essere.

 

Non sono mai stata una persona con le idee chiare, con una dote particolare.

Mi è sempre piaciuto tutto e niente.

Ma dovevo decidere cosa fare della mia vita anche se i trent’anni erano passati da un po’ e anche se vivevo una vita da adulto, con una casa da mantenere, le bollette da pagare ed un rapporto di coppia da portare avanti.

Presi un foglio di carta bianco e misi nero su bianco tutto quello che mi piaceva.

La lista non era lunga ma significativa.

Informatica.

Cucinare.

Scrivere.

Leggere.

Dovevo seguire una direzione per la quale nutrivo una certa passione.

Scelsi l’informativa.

Sicuramente queste sono scelte che richiedono un lungo periodo di tempo ma io mi sentivo che avevo perso fin troppi anni.

Mi sarei cimentato nel ramo dell'informatica anche se non sapevo bene da dove cominciare.

Nello stesso foglio di carta feci un piano generale di come mi sarei mosso.

Non ero un esperto di nulla ma decisi che avrei aperto un sito, per fare pratica.

Come seconda cosa, volevo cercare un corso online per imparare a programmare.

La terza fu l’università, volevo intraprendere un percorso universitario.

Con questo foglio di carta in mano nel quale avevo scritto quello che sarebbe stato il mio futuro, mi sentivo già meglio.

 

Davvero, da quel giorno tutto cambiò.

Ogni giorno mi svegliavo e sapevo che avevo una direzione da seguire.

Mi aiutò molto trovare uno spazio fisso della mia giornata in cui lavorare al mio progetto di vita, scelsi la mattina.

Ne ho parlato anche in Morning Routine, ogni mattina mi svegliavo, studiavo online per imparare a programmare per circa un’ora.

Nella seconda ora mettevo tutto in pratica e in poco tempo creai il mio primo sito in WordPress dal nome ViaggIn, dove raccontavo della mia esperienza a Londra.

Con stupore, il sito ebbe un discreto successo fin da subito e negli anni è diventato un progetto molto più grande.

Finito con la mia morning routine, andavo in albergo a lavare i piatti se avevo il turno di mattina, se invece avevo il turno di pomeriggio avevo più ore per concentrarmi nel mio progetto di vita.

Nei mesi che seguirono mi informai per l’università. Trovai la Birkbeck University of London che offriva percorsi per chi lavorava. Mi sono iscritto alla facoltà di Computer Science all’età di 33 anni.

In quell’anno in cucina ero passato da lavapiatti ad aiuto cuoco, fino a diventare uno degli chef della compagnia. Mi piaceva cucinare e lo stipendio non era male, ma l’università mi richiedeva un certo impegno.

Come ti dicevo, avevo scelto una facoltà per lavoratori e le lezioni si tenevano due o tre volte alla settimana, dalle 18 alle 21.

Parlai con il mio manager di questo mio progetto e fui spostato a fare il Breakfast Chef nell’albergo, ovvero la persona che cucina le colazioni per i clienti la mattina.

La mia giornata lavorativa cominciava alle 6 ogni mattina, cinque o sei giorni alla settimana.

Così mi svegliavo ogni giorno alle 4 per avere almeno 60 o 90 minuti per migliorare con i linguaggi di programmazione, elemento essenziale per trovare un primo lavoro nel settore.

Poi di corsa al lavoro, alle 6 aprivo la cucina, ero il primo ad arrivare e lavoravo fino alle 15 a ritmi di lavoro molto elevati che non avevo quasi mai una pausa.

Alle 15 finivo, mi cambiavo, prendevo la metropolitana da Farringdon Station a Warner Street. Erano 3 fermate, mi sedevo e mi addormentavo profondamente ma non so come mi svegliavo sempre alla stazione giusta.

Uscito dalla metro mi prendevo un caffè doppio e andavo all’università, dove mi sedevo nei laboratori o in biblioteca e studiavo fino all’inizio della lezione, quindi per circa due ore.

Facevo la stessa cosa anche se non avevo lezione ma in quei casi quando erano le 18 o le 19 di sera me ne tornavo a casa, cenavo con la mia compagnia e poi andavo a dormire.

 

Cambiare vita e lavoro a 30 anni

Sono andato avanti così per anni, è stato uno dei periodo più intensi della mia vita nonché quello in cui forse ho dormito meno.

Ma come dice Matthew Dicks, “Le persone che fanno grandi cose non aspettano il momento giusto, queste persone si creano il tempo per farlo”.

Il lavoro che facevo in cucina era stremante, ma sapevo che mi serviva per finanziare il mio progetto di vita e questo mi dava la forza di aprire la cucina ogni giorno e correre tra i fornelli tra un ordine e l’altro.

Lavorare e studiare mi stancava molto, ma sapere che mi avrebbe portato al mio progetto di vita mi dava l’energia per andare avanti.

Ho lavorato tutti i giorni almeno un’ora al mio progetto di vita e dopo qualche anno ho raggiunto quello che volevo.

Mi sono laureato a 37 anni in Computer Science alla Birkbeck University of London e un mese prima della fine dei miei studi ho trovato il mio primo lavoro come Graduate Software Engineer.

 

Sono successe tante cose in quegli anni di cui un giorno magari racconterò meglio.

Ma ora basta parlare di me.

Ora è il tuo turno.

Prendi un foglio bianco ed una penna.

Trova un posto in cui sei a tuo agio e metti nero su bianco tutto quello che ti piace nella vita.

Può essere qualsiasi cosa.

Fare una famiglia.

Avere dei figli.

Fare lo chef.

Fare il programmatore.

Diventare uno psicologo.

Scrivere un romanzo.

Diventare un atleta professionista.

Fare il calciatore o insegnare calcio ai più giovani.

Diventare un imprenditore.

Fare il manager in una grande azienda.

Diventare un insegnante.

Fare l’autista.

Diventare un bravo bartender.

Fare il designer.

Lavorare nel marketing.

 

Ti chiedo di essere sincero con te stesso, di puntare in alto e a quello che davvero vuoi.

Dopo aver fatto questa lista scegli la cosa che ti piace di più.

Se non hai un grande sogno, scegli comunque qualcosa come ho fatto io, ricorda che da cosa nasce cosa.

Dopo aver preso questa decisione fai un piano di come raggiungere questo obiettivo.

Scrivi dettagliatamente quali sono i passaggi che ti porteranno a realizzare il sogno della tua vita.

L’ultima cosa che devi fare è trovare un arco di tempo della tua giornata in cui lavorare a questo progetto.

Può essere la mattina presto, prima di andare a lavoro, a fine giornata, dopo cena o la notte.

Scegli cosa essere, da oggi in poi lasciati alle spalle le scuse di sempre e il vivere l’unica vita che hai a caso, senza scegliere per il tuo futuro.

 

Si può cambiare vita a 30 anni?

Si può cambiare vita a 30 anni? Sì, è voglio dirti che ci sono tre grandi vantaggi che giocano a tuo favore a quest’età:

  1. la maturità personale
  2. l’esperienza di vita
  3. si è ancora nel pieno delle proprie forze

 

Questo vale indipendentemente dall’età che hai in questo momento.

Puoi ricominciare a 29 anni, cambiare vita a 34 anni, così come puoi cambiare vita a 35 anni se non a 39 o 40.

L’età non è un limite per essere quello che vuoi essere.

Quello che davvero ti invito a fare è di seguire lo scopo della tua vita, questo vorrà dire cambiare la propria vita a 30 anni, così come cambiare stile di vita perché ogni giorno lavorerai al tuo progetto di vita.

Ti auguro davvero il meglio.

A presto

Cambiare vita a 30 anni è una scelta coraggiosa.

 

La sensazione più brutta che ho provato nella vita è stata la depressione che mi era venuta nel vivere una vita che non era più la mia.

La sensazione più bella che ho provato nella vita è stata quando sono riuscito a cambiare vita.

 

Ci sono diversi motivi che ti possono spingere a cambiare vita a 30 anni.

Hai preso una scelta sbagliata a 20 anni.

Non hai avuto modo di scegliere finite le scuole.

Non hai mai avuto le idee chiare su cosa fare.

Ci sono stati dei problemi che ti hanno portata nella direzione sbagliata.

Qualunque sia il motivo che ti porti dietro, hai il diritto ed il dovere di vivere la vita che vuoi.

 

Cambiare vita a 30 anni è la cosa più bella che puoi fare per la tua vita.

E lo so che queste parole possono sembrare forzate, soprattutto se come me ti sei svegliata la mattina dei tuoi 30 anni e ti sei sentita di non aver concluso nulla, di non avere una direzione, di essere un vero e proprio fallimento.

Quello che voglio dirti però è che è davvero possibile cambiare vita durante questo decennio e te lo dice una persona che ci è riuscita.

Non ho veramente nulla da venderti.

Lungo i paragrafi che seguono non troverai il corso magico a pagamento che cambierà la tua esistenza.

Ad ogni modo voglio chiederti il tuo tempo, il tempo necessario per leggere questo articolo fino alla fine.

Lungo le righe di questo articolo voglio condividere con te la mia esperienza, di come ho iniziato i miei 30 anni perso nella confusione più totale dei casini della mia vita fino a quando a 37 sono riuscito a trovare un lavoro che amo, nonché lo scopo della mia vita.

Ci sono delle scelte che ho fatto a più di 30 anni che mi hanno permesso di cambiare veramente la mia vita e credimi che possono fare lo stesso con te.

Cambiare vita a 30 anni

Ricordo la piacevole serata del compleanno dei miei 30 anni.

Sono andato a cena fuori con gli amici di Roma e poi siamo andati in un locale nel centro della Capitale.

È stata una bellissima serata.

La sensazione piacevole di quel compleanno è svanita il giorno dopo al mio risveglio.

Mi sono svegliato che fondamentalmente non era cambiato nulla nella mia vita, ma avere 30 anni ed un giorno mi faceva vedere le cose da un altro punto di vita.

Facevo un lavoro che odiavo ma mi serviva per pagare la stanza in cui vivevo, un call center dove facevo vendita telefonica, senza un fisso, se vendevo guadagnavo, se non vendevo niente stipendio e niente più “lavoro”.

Sapevo che era un’occupazione temporanea, mi serviva per arrivare alla fine del mese mentre cercavo qualcosa di migliore.

E sebbene non ci sia nulla di male nel fare l’operatore telefonico, svegliarmi la mattina ed andare a chiamare centinaia di persone per vendere la nuova tariffa telefonica di turno che non faceva risparmiare davvero nessuno, mi faceva sentire un vero e proprio fallito.

Mi vergognavo di dire che lavoro facevo alle persone intorno a me, e non tanto per il tipo di lavoro, per il quale non c’è nulla di male, ma perché sapevo di valere di più.

Nella testa mi girava questo pensiero: “a 30 anni non ho concluso nulla”.

 

Dovevo cercare una via di uscita da una vita che non mi appagava e per farlo non facevo altro che mandare centinaia e centinaia di curricula ogni giorno.

L’impegno ripaga sempre e dopo un paio di mesi trovai un nuovo lavoro tramite un’agenzia interinale di Roma. Fui assunto da quest’ultima agenzia del lavoro per lavorare per un ramo di Finmeccanica come operatore back-office, un progetto dell’Unione Europea per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi.

Ero molto contento di cominciare questa nuova avventura, la qualità del lavoro era molto migliore rispetto a quella di prima e anche lo stipendio non era male. L’unica pecca era il contratto, rinnovo di tre mesi in tre mesi ma andava bene così, avevo trovato solo quello.

I primi mesi andarono bene, ogni mattina mi presentavo al lavoro un po’ prima, mi impegnavo e finivo anche un po’ dopo degli altri. Così come mio padre mi ha insegnato, sono stato sempre un grande lavoratore.

Quella sensazione di felicità per il nuovo lavoro sparì giorno dopo giorno. Sebbene le mie condizioni lavorative fossero migliorate rispetto a prima, ero finito nuovamente a fare qualcosa che non mi piaceva.

In qualche modo non ero stato io a scegliere quel lavoro ma la casualità.

A questo c’era da aggiungere che il rinnovo di tre mesi in tre mesi pesava. Finmeccanica non voleva assumere e l’agenzia interinale, per la quale lavoravo, così si assicurava che se qualcosa andava male poteva licenziare me e i miei colleghi. Inoltre, per fare in modo che la produttività dei lavoratori rimanesse fino all’ultima ora dei tre mesi, il rinnovo ci veniva comunicato alle cinque del pomeriggio dell’ultimo giorno di contratto. L’incertezza e l’instabilità più totale.

 

Arrivai al compleanno dei miei 31 anni nella precarietà lavorativa più assoluta ed impiegando la maggior parte del mio tempo nel fare un lavoro che proprio non mi appagava.

Con la mia compagna ceravamo un po’ di stabilità economica e lavorativa ma sembrava davvero impossibile, soprattutto perché lei lavorava in nero, ovvero senza contratto, in un negozio del centro di Roma che le dava 5 euro l’ora.

Era gennaio 2015 e siccome il lavoro che facevo nei primi mesi dell’anno rallentava, l’agenzia interinale decise di farci un rinnovo di altri tre mesi part-time, 20 ore alle settimana ma dovevamo tenerci disponibili a fare più ore nel caso fossero state necessarie, così poi quelli che erano stati al loro gioco avrebbero avuto più possibilità di un nuovo rinnovo, forse full-time.

Era veramente troppo.

Avevo 31 anni io e 29 la mia ragazza e decidemmo che così non andava, che dovevamo cambiare le cose. Avevamo messo da parte assieme circa 3 mila euro e decidemmo di lasciare la città di Roma per andare a cambiare vita in un altro paese, alla ricerca di una situazione lavorativa migliore.

Organizzammo tutto abbastanza velocemente e a marzo 2015 partimmo per la città di Londra.

 

Partire a 30 anni, o meglio a 31, arrivare in una grande metropoli come Londra fu davvero stimolante. Il mio inglese non era dei migliori ma trovai dopo poche settimane lavoro in un pub, nella zona di Kilburn. Il mio lavoro era prendere i bicchieri dai tavoli, metterli in una lavastoviglie e aiutare gli altri colleghi se c’era qualcosa da fare come spostare i fusti di birra, davvero molto pesanti.

Rimasi piacevolmente impressionato da come fosse facile trovare lavoro a Londra, ovviamente ti parlo di prima della Brexit, quando per le persone provenienti dal territorio dell’Unione Europea non era necessario il visto per lavorare.

Rispetto a Roma, a Londra si trovava facilmente lavoro nei pub, nei ristoranti, nei negozi, nei supermercati e tutti questi lavori erano contrattualizzati a tempo indeterminato fin da subito (i primi 3 o 6 mesi di contratto il datore di lavoro poteva mandarti via senza giusta causa, un po’ come se fosse un periodo di prova).

Rimasi in quel pub per diversi mesi ma poi la mia ragazza ed io ci spostammo in una zona diversa della città dove trovammo una casa più conveniente che dividevamo con un’altra ragazza brasiliana, Alexandra.

Mi servivano più soldi. Un mio ex collega di Roma, nonché amico, Francesco, si era trasferito prima di me a Londra e stava lavorando in un albergo. Mi disse che cercavano in questo hotel a 4 stelle ed accettai di andare dato che la paga era decisamente migliore.

Cominciai il nuovo lavoro e dopo qualche settimana finii a lavorare nelle cucine di questo albergo come lavapiatti.

La sensazione di malessere che pensavo di aver lasciato a Roma arrivò abbastanza in fretta. Il lavoro che facevo era molto faticoso, i turni andavano dalle 9 alle 12 ore al giorno, ma succedeva almeno una volta a settimana di lavorare anche di più per mancanza di personale. Non ti nascondo che almeno una volta a settimana lavoravo anche fino a 16 ore.

Volevo cambiare le cose ed avevo fatto circa 2 mila km per farlo, spendendo anche tutti i pochi risparmi che avevo, ma mi sembrava di aver fatto un passo avanti e poi due indietro.

Era forse il mese di gennaio, tornai a casa dopo il turno di mattina ed ero completamente distrutto, non tanto dalla stanchezza del lavoro ma dalla sensazione di malessere che provavo nell’avere 32 anni e fare il lavapiatti nella città di Londra.

Ero a casa, da solo.

Fuori il cielo era ricoperto di nuvole grandi. Sembrava una rappresentazione di come mi sentivo.

Arrivai a casa, mi feci una doccia e mi misi alla scrivania anche se non sapevo cosa dovevo fare.

Mi sentivo un totale fallito.

Quel giorno toccai davvero il fondo.

 

Come cambiare vita a 30 anni

Quel giorno toccai davvero il fondo ma quello fu anche il giorno che cambiai la mia vita.

Ed è proprio quello che vorrei che tu facessi oggi.

 

Fare il lavapiatti a 32 anni, a 2 mila km lontano dalla mia famiglia e dagli amici di sempre, era troppo.

Ed ero finito in quella ennesima strada sbagliata perché non avevo deciso per la mia vita.

Come sempre, fino a quel momento, avevo lasciato le cose al caso.

Mi ero accontentato di quello che trovavo.

Così, anche se a Londra c’era molto più lavoro rispetto che a Roma, io mi sentivo uguale se non peggio.

 

Quel giorno decisi che le cose dovevano cambiare.

Feci una cosa che cambiò per sempre ed in meglio la mia vita.

Decisi cosa sarei voluto diventare.

Avevo deciso che avrei ricominciato.

Ricominciare da zero non è facile ma significa anche che puoi scegliere di essere quello che vuoi essere.

 

Non sono mai stata una persona con le idee chiare, con una dote particolare.

Mi è sempre piaciuto tutto e niente.

Ma dovevo decidere cosa fare della mia vita anche se i trent’anni erano passati da un po’ e anche se vivevo una vita da adulto, con una casa da mantenere, le bollette da pagare ed un rapporto di coppia da portare avanti.

Presi un foglio di carta bianco e misi nero su bianco tutto quello che mi piaceva.

La lista non era lunga ma significativa.

Informatica.

Cucinare.

Scrivere.

Leggere.

Dovevo seguire una direzione per la quale nutrivo una certa passione.

Scelsi l’informativa.

Sicuramente queste sono scelte che richiedono un lungo periodo di tempo ma io mi sentivo che avevo perso fin troppi anni.

Mi sarei cimentato nel ramo dell'informatica anche se non sapevo bene da dove cominciare.

Nello stesso foglio di carta feci un piano generale di come mi sarei mosso.

Non ero un esperto di nulla ma decisi che avrei aperto un sito, per fare pratica.

Come seconda cosa, volevo cercare un corso online per imparare a programmare.

La terza fu l’università, volevo intraprendere un percorso universitario.

Con questo foglio di carta in mano nel quale avevo scritto quello che sarebbe stato il mio futuro, mi sentivo già meglio.

 

Davvero, da quel giorno tutto cambiò.

Ogni giorno mi svegliavo e sapevo che avevo una direzione da seguire.

Mi aiutò molto trovare uno spazio fisso della mia giornata in cui lavorare al mio progetto di vita, scelsi la mattina.

Ne ho parlato anche in Morning Routine, ogni mattina mi svegliavo, studiavo online per imparare a programmare per circa un’ora.

Nella seconda ora mettevo tutto in pratica e in poco tempo creai il mio primo sito in WordPress dal nome ViaggIn, dove raccontavo della mia esperienza a Londra.

Con stupore, il sito ebbe un discreto successo fin da subito e negli anni è diventato un progetto molto più grande.

Finito con la mia morning routine, andavo in albergo a lavare i piatti se avevo il turno di mattina, se invece avevo il turno di pomeriggio avevo più ore per concentrarmi nel mio progetto di vita.

Nei mesi che seguirono mi informai per l’università. Trovai la Birkbeck University of London che offriva percorsi per chi lavorava. Mi sono iscritto alla facoltà di Computer Science all’età di 33 anni.

In quell’anno in cucina ero passato da lavapiatti ad aiuto cuoco, fino a diventare uno degli chef della compagnia. Mi piaceva cucinare e lo stipendio non era male, ma l’università mi richiedeva un certo impegno.

Come ti dicevo, avevo scelto una facoltà per lavoratori e le lezioni si tenevano due o tre volte alla settimana, dalle 18 alle 21.

Parlai con il mio manager di questo mio progetto e fui spostato a fare il Breakfast Chef nell’albergo, ovvero la persona che cucina le colazioni per i clienti la mattina.

La mia giornata lavorativa cominciava alle 6 ogni mattina, cinque o sei giorni alla settimana.

Così mi svegliavo ogni giorno alle 4 per avere almeno 60 o 90 minuti per migliorare con i linguaggi di programmazione, elemento essenziale per trovare un primo lavoro nel settore.

Poi di corsa al lavoro, alle 6 aprivo la cucina, ero il primo ad arrivare e lavoravo fino alle 15 a ritmi di lavoro molto elevati che non avevo quasi mai una pausa.

Alle 15 finivo, mi cambiavo, prendevo la metropolitana da Farringdon Station a Warner Street. Erano 3 fermate, mi sedevo e mi addormentavo profondamente ma non so come mi svegliavo sempre alla stazione giusta.

Uscito dalla metro mi prendevo un caffè doppio e andavo all’università, dove mi sedevo nei laboratori o in biblioteca e studiavo fino all’inizio della lezione, quindi per circa due ore.

Facevo la stessa cosa anche se non avevo lezione ma in quei casi quando erano le 18 o le 19 di sera me ne tornavo a casa, cenavo con la mia compagnia e poi andavo a dormire.

 

Cambiare vita e lavoro a 30 anni

Sono andato avanti così per anni, è stato uno dei periodo più intensi della mia vita nonché quello in cui forse ho dormito meno.

Ma come dice Matthew Dicks, “Le persone che fanno grandi cose non aspettano il momento giusto, queste persone si creano il tempo per farlo”.

Il lavoro che facevo in cucina era stremante, ma sapevo che mi serviva per finanziare il mio progetto di vita e questo mi dava la forza di aprire la cucina ogni giorno e correre tra i fornelli tra un ordine e l’altro.

Lavorare e studiare mi stancava molto, ma sapere che mi avrebbe portato al mio progetto di vita mi dava l’energia per andare avanti.

Ho lavorato tutti i giorni almeno un’ora al mio progetto di vita e dopo qualche anno ho raggiunto quello che volevo.

Mi sono laureato a 37 anni in Computer Science alla Birkbeck University of London e un mese prima della fine dei miei studi ho trovato il mio primo lavoro come Graduate Software Engineer.

 

Sono successe tante cose in quegli anni di cui un giorno magari racconterò meglio.

Ma ora basta parlare di me.

Ora è il tuo turno.

Prendi un foglio bianco ed una penna.

Trova un posto in cui sei a tuo agio e metti nero su bianco tutto quello che ti piace nella vita.

Può essere qualsiasi cosa.

Fare una famiglia.

Avere dei figli.

Fare lo chef.

Fare la web developer.

Diventare una psicologa.

Scrivere un romanzo.

Diventare un'atleta professionista.

Diventare un'imprenditrice.

Fare la manager in una grande azienda.

Diventare un'insegnante.

Fare l’autista.

Diventare una brava bartender.

Fare la designer.

Lavorare nel marketing.

 

Ti chiedo di essere sincera con te stessa, di puntare in alto e a quello che davvero vuoi.

Dopo aver fatto questa lista scegli la cosa che ti piace di più.

Se non hai un grande sogno, scegli comunque qualcosa come ho fatto io, ricorda che da cosa nasce cosa.

Dopo aver preso questa decisione fai un piano di come raggiungere questo obiettivo.

Scrivi dettagliatamente quali sono i passaggi che ti porteranno a realizzare il sogno della tua vita.

L’ultima cosa che devi fare è trovare un arco di tempo della tua giornata in cui lavorare a questo progetto.

Può essere la mattina presto, prima di andare a lavoro, a fine giornata, dopo cena o la notte.

Scegli cosa essere, da oggi in poi lasciati alle spalle le scuse di sempre e il vivere l’unica vita che hai a caso, senza scegliere per il tuo futuro.

 

Si può cambiare vita a 30 anni?

Si può cambiare vita a 30 anni? Sì, è voglio dirti che ci sono tre grandi vantaggi che giocano a tuo favore a quest’età:

  1. la maturità personale
  2. l’esperienza di vita
  3. si è ancora nel pieno delle proprie forze

 

Questo vale indipendentemente dall’età che hai in questo momento.

Puoi ricominciare a 29 anni, cambiare vita a 34 anni, così come puoi cambiare vita a 35 anni se non a 39 o 40.

L’età non è un limite per essere quello che vuoi essere.

Quello che davvero ti invito a fare è di seguire lo scopo della tua vita, questo vorrà dire cambiare la propria vita a 30 anni, così come cambiare stile di vita perché ogni giorno lavorerai al tuo progetto di vita.

Ti auguro davvero il meglio.

A presto

Cambiare vita a 30 anni è una scelta coraggiosa.

 

La sensazione più brutta che ho provato nella vita è stata la depressione che mi era venuta nel vivere una vita che non era più la mia.

La sensazione più bella che ho provato nella vita è stata quando sono riuscito a cambiare vita.

 

Ci sono diversi motivi che ti possono spingere a cambiare vita a 30 anni.

Hai preso una scelta sbagliata a 20 anni.

Non hai avuto modo di scegliere finite le scuole.

Non hai mai avuto le idee chiare su cosa fare.

Ci sono stati dei problemi che ti hanno portatə nella direzione sbagliata.

Qualunque sia il motivo che ti porti dietro, hai il diritto ed il dovere di vivere la vita che vuoi.

 

Cambiare vita a 30 anni è la cosa più bella che puoi fare per la tua vita.

E lo so che queste parole possono sembrare forzate, soprattutto se come me ti sei svegliatə la mattina dei tuoi 30 anni e ti sei sentitə di non aver concluso nulla, di non avere una direzione, di essere un vero e proprio fallimento.

Quello che voglio dirti però è che è davvero possibile cambiare vita durante questo decennio e te lo dice una persona che ci è riuscita.

Non ho veramente nulla da venderti.

Lungo i paragrafi che seguono non troverai il corso magico a pagamento che cambierà la tua esistenza.

Ad ogni modo voglio chiederti il tuo tempo, il tempo necessario per leggere questo articolo fino alla fine.

Lungo le righe di questo articolo voglio condividere con te la mia esperienza, di come ho iniziato i miei 30 anni perso nella confusione più totale dei casini della mia vita fino a quando a 37 sono riuscito a trovare un lavoro che amo, nonché lo scopo della mia vita.

Ci sono delle scelte che ho fatto a più di 30 anni che mi hanno permesso di cambiare veramente la mia vita e credimi che possono fare lo stesso con te.

Cambiare vita a 30 anni

Ricordo la piacevole serata del compleanno dei miei 30 anni.

Sono andato a cena fuori con gli amici di Roma e poi siamo andati in un locale nel centro della Capitale.

È stata una bellissima serata.

La sensazione piacevole di quel compleanno è svanita il giorno dopo al mio risveglio.

Mi sono svegliato che fondamentalmente non era cambiato nulla nella mia vita, ma avere 30 anni ed un giorno mi faceva vedere le cose da un altro punto di vita.

Facevo un lavoro che odiavo ma mi serviva per pagare la stanza in cui vivevo, un call center dove facevo vendita telefonica, senza un fisso, se vendevo guadagnavo, se non vendevo niente stipendio e niente più “lavoro”.

Sapevo che era un’occupazione temporanea, mi serviva per arrivare alla fine del mese mentre cercavo qualcosa di migliore.

E sebbene non ci sia nulla di male nel fare l’operatore telefonico, svegliarmi la mattina ed andare a chiamare centinaia di persone per vendere la nuova tariffa telefonica di turno che non faceva risparmiare davvero nessuno, mi faceva sentire un vero e proprio fallito.

Mi vergognavo di dire che lavoro facevo alle persone intorno a me, e non tanto per il tipo di lavoro, per il quale non c’è nulla di male, ma perché sapevo di valere di più.

Nella testa mi girava questo pensiero: “a 30 anni non ho concluso nulla”.

 

Dovevo cercare una via di uscita da una vita che non mi appagava e per farlo non facevo altro che mandare centinaia e centinaia di curricula ogni giorno.

L’impegno ripaga sempre e dopo un paio di mesi trovai un nuovo lavoro tramite un’agenzia interinale di Roma. Fui assunto da quest’ultima agenzia del lavoro per lavorare per un ramo di Finmeccanica come operatore back-office, un progetto dell’Unione Europea per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi.

Ero molto contento di cominciare questa nuova avventura, la qualità del lavoro era molto migliore rispetto a quella di prima e anche lo stipendio non era male. L’unica pecca era il contratto, rinnovo di tre mesi in tre mesi ma andava bene così, avevo trovato solo quello.

I primi mesi andarono bene, ogni mattina mi presentavo al lavoro un po’ prima, mi impegnavo e finivo anche un po’ dopo degli altri. Così come mio padre mi ha insegnato, sono stato sempre un grande lavoratore.

Quella sensazione di felicità per il nuovo lavoro sparì giorno dopo giorno. Sebbene le mie condizioni lavorative fossero migliorate rispetto a prima, ero finito nuovamente a fare qualcosa che non mi piaceva.

In qualche modo non ero stato io a scegliere quel lavoro ma la casualità.

A questo c’era da aggiungere che il rinnovo di tre mesi in tre mesi pesava. Finmeccanica non voleva assumere e l’agenzia interinale, per la quale lavoravo, così si assicurava che se qualcosa andava male poteva licenziare me e i miei colleghi. Inoltre, per fare in modo che la produttività dei lavoratori rimanesse fino all’ultima ora dei tre mesi, il rinnovo ci veniva comunicato alle cinque del pomeriggio dell’ultimo giorno di contratto. L’incertezza e l’instabilità più totale.

 

Arrivai al compleanno dei miei 31 anni nella precarietà lavorativa più assoluta ed impiegando la maggior parte del mio tempo nel fare un lavoro che proprio non mi appagava.

Con la mia compagna ceravamo un po’ di stabilità economica e lavorativa ma sembrava davvero impossibile, soprattutto perché lei lavorava in nero, ovvero senza contratto, in un negozio del centro di Roma che le dava 5 euro l’ora.

Era gennaio 2015 e siccome il lavoro che facevo nei primi mesi dell’anno rallentava, l’agenzia interinale decise di farci un rinnovo di altri tre mesi part-time, 20 ore alle settimana ma dovevamo tenerci disponibili a fare più ore nel caso fossero state necessarie, così poi quelli che erano stati al loro gioco avrebbero avuto più possibilità di un nuovo rinnovo, forse full-time.

Era veramente troppo.

Avevo 31 anni io e 29 la mia ragazza e decidemmo che così non andava, che dovevamo cambiare le cose. Avevamo messo da parte assieme circa 3 mila euro e decidemmo di lasciare la città di Roma per andare a cambiare vita in un altro paese, alla ricerca di una situazione lavorativa migliore.

Organizzammo tutto abbastanza velocemente e a marzo 2015 partimmo per la città di Londra.

 

Partire a 30 anni, o meglio a 31, arrivare in una grande metropoli come Londra fu davvero stimolante. Il mio inglese non era dei migliori ma trovai dopo poche settimane lavoro in un pub, nella zona di Kilburn. Il mio lavoro era prendere i bicchieri dai tavoli, metterli in una lavastoviglie e aiutare gli altri colleghi se c’era qualcosa da fare come spostare i fusti di birra, davvero molto pesanti.

Rimasi piacevolmente impressionato da come fosse facile trovare lavoro a Londra, ovviamente ti parlo di prima della Brexit, quando per le persone provenienti dal territorio dell’Unione Europea non era necessario il visto per lavorare.

Rispetto a Roma, a Londra si trovava facilmente lavoro nei pub, nei ristoranti, nei negozi, nei supermercati e tutti questi lavori erano contrattualizzati a tempo indeterminato fin da subito (i primi 3 o 6 mesi di contratto il datore di lavoro poteva mandarti via senza giusta causa, un po’ come se fosse un periodo di prova).

Rimasi in quel pub per diversi mesi ma poi la mia ragazza ed io ci spostammo in una zona diversa della città dove trovammo una casa più conveniente che dividevamo con un’altra ragazza brasiliana, Alexandra.

Mi servivano più soldi. Un mio ex collega di Roma, nonché amico, Francesco, si era trasferito prima di me a Londra e stava lavorando in un albergo. Mi disse che cercavano in questo hotel a 4 stelle ed accettai di andare dato che la paga era decisamente migliore.

Cominciai il nuovo lavoro e dopo qualche settimana finii a lavorare nelle cucine di questo albergo come lavapiatti.

La sensazione di malessere che pensavo di aver lasciato a Roma arrivò abbastanza in fretta. Il lavoro che facevo era molto faticoso, i turni andavano dalle 9 alle 12 ore al giorno, ma succedeva almeno una volta a settimana di lavorare anche di più per mancanza di personale. Non ti nascondo che almeno una volta a settimana lavoravo anche fino a 16 ore.

Volevo cambiare le cose ed avevo fatto circa 2 mila km per farlo, spendendo anche tutti i pochi risparmi che avevo, ma mi sembrava di aver fatto un passo avanti e poi due indietro.

Era forse il mese di gennaio, tornai a casa dopo il turno di mattina ed ero completamente distrutto, non tanto dalla stanchezza del lavoro ma dalla sensazione di malessere che provavo nell’avere 32 anni e fare il lavapiatti nella città di Londra.

Ero a casa, da solo.

Fuori il cielo era ricoperto di nuvole grandi. Sembrava una rappresentazione di come mi sentivo.

Arrivai a casa, mi feci una doccia e mi misi alla scrivania anche se non sapevo cosa dovevo fare.

Mi sentivo un totale fallito.

Quel giorno toccai davvero il fondo.

 

Come cambiare vita a 30 anni

Quel giorno toccai davvero il fondo ma quello fu anche il giorno che cambiai la mia vita.

Ed è proprio quello che vorrei che tu facessi oggi.

 

Fare il lavapiatti a 32 anni, a 2 mila km lontano dalla mia famiglia e dagli amici di sempre, era troppo.

Ed ero finito in quella ennesima strada sbagliata perché non avevo deciso per la mia vita.

Come sempre, fino a quel momento, avevo lasciato le cose al caso.

Mi ero accontentato di quello che trovavo.

Così, anche se a Londra c’era molto più lavoro rispetto che a Roma, io mi sentivo uguale se non peggio.

 

Quel giorno decisi che le cose dovevano cambiare.

Feci una cosa che cambiò per sempre ed in meglio la mia vita.

Decisi cosa sarei voluto diventare.

Avevo deciso che avrei ricominciato.

Ricominciare da zero non è facile ma significa anche che puoi scegliere di essere quello che vuoi essere.

 

Non sono mai stata una persona con le idee chiare, con una dote particolare.

Mi è sempre piaciuto tutto e niente.

Ma dovevo decidere cosa fare della mia vita anche se i trent’anni erano passati da un po’ e anche se vivevo una vita da adulto, con una casa da mantenere, le bollette da pagare ed un rapporto di coppia da portare avanti.

Presi un foglio di carta bianco e misi nero su bianco tutto quello che mi piaceva.

La lista non era lunga ma significativa.

Informatica.

Cucinare.

Scrivere.

Leggere.

Dovevo seguire una direzione per la quale nutrivo una certa passione.

Scelsi l’informativa.

Sicuramente queste sono scelte che richiedono un lungo periodo di tempo ma io mi sentivo che avevo perso fin troppi anni.

Mi sarei cimentato nel ramo dell'informatica anche se non sapevo bene da dove cominciare.

Nello stesso foglio di carta feci un piano generale di come mi sarei mosso.

Non ero un esperto di nulla ma decisi che avrei aperto un sito, per fare pratica.

Come seconda cosa, volevo cercare un corso online per imparare a programmare.

La terza fu l’università, volevo intraprendere un percorso universitario.

Con questo foglio di carta in mano nel quale avevo scritto quello che sarebbe stato il mio futuro, mi sentivo già meglio.

 

Davvero, da quel giorno tutto cambiò.

Ogni giorno mi svegliavo e sapevo che avevo una direzione da seguire.

Mi aiutò molto trovare uno spazio fisso della mia giornata in cui lavorare al mio progetto di vita, scelsi la mattina.

Ne ho parlato anche in Morning Routine, ogni mattina mi svegliavo, studiavo online per imparare a programmare per circa un’ora.

Nella seconda ora mettevo tutto in pratica e in poco tempo creai il mio primo sito in WordPress dal nome ViaggIn, dove raccontavo della mia esperienza a Londra.

Con stupore, il sito ebbe un discreto successo fin da subito e negli anni è diventato un progetto molto più grande.

Finito con la mia morning routine, andavo in albergo a lavare i piatti se avevo il turno di mattina, se invece avevo il turno di pomeriggio avevo più ore per concentrarmi nel mio progetto di vita.

Nei mesi che seguirono mi informai per l’università. Trovai la Birkbeck University of London che offriva percorsi per chi lavorava. Mi sono iscritto alla facoltà di Computer Science all’età di 33 anni.

In quell’anno in cucina ero passato da lavapiatti ad aiuto cuoco, fino a diventare uno degli chef della compagnia. Mi piaceva cucinare e lo stipendio non era male, ma l’università mi richiedeva un certo impegno.

Come ti dicevo, avevo scelto una facoltà per lavoratori e le lezioni si tenevano due o tre volte alla settimana, dalle 18 alle 21.

Parlai con il mio manager di questo mio progetto e fui spostato a fare il Breakfast Chef nell’albergo, ovvero la persona che cucina le colazioni per i clienti la mattina.

La mia giornata lavorativa cominciava alle 6 ogni mattina, cinque o sei giorni alla settimana.

Così mi svegliavo ogni giorno alle 4 per avere almeno 60 o 90 minuti per migliorare con i linguaggi di programmazione, elemento essenziale per trovare un primo lavoro nel settore.

Poi di corsa al lavoro, alle 6 aprivo la cucina, ero il primo ad arrivare e lavoravo fino alle 15 a ritmi di lavoro molto elevati che non avevo quasi mai una pausa.

Alle 15 finivo, mi cambiavo, prendevo la metropolitana da Farringdon Station a Warner Street. Erano 3 fermate, mi sedevo e mi addormentavo profondamente ma non so come mi svegliavo sempre alla stazione giusta.

Uscito dalla metro mi prendevo un caffè doppio e andavo all’università, dove mi sedevo nei laboratori o in biblioteca e studiavo fino all’inizio della lezione, quindi per circa due ore.

Facevo la stessa cosa anche se non avevo lezione ma in quei casi quando erano le 18 o le 19 di sera me ne tornavo a casa, cenavo con la mia compagnia e poi andavo a dormire.

 

Cambiare vita e lavoro a 30 anni

Sono andato avanti così per anni, è stato uno dei periodo più intensi della mia vita nonché quello in cui forse ho dormito meno.

Ma come dice Matthew Dicks, “Le persone che fanno grandi cose non aspettano il momento giusto, queste persone si creano il tempo per farlo”.

Il lavoro che facevo in cucina era stremante, ma sapevo che mi serviva per finanziare il mio progetto di vita e questo mi dava la forza di aprire la cucina ogni giorno e correre tra i fornelli tra un ordine e l’altro.

Lavorare e studiare mi stancava molto, ma sapere che mi avrebbe portato al mio progetto di vita mi dava l’energia per andare avanti.

Ho lavorato tutti i giorni almeno un’ora al mio progetto di vita e dopo qualche anno ho raggiunto quello che volevo.

Mi sono laureato a 37 anni in Computer Science alla Birkbeck University of London e un mese prima della fine dei miei studi ho trovato il mio primo lavoro come Graduate Software Engineer.

 

Sono successe tante cose in quegli anni di cui un giorno magari racconterò meglio.

Ma ora basta parlare di me.

Ora è il tuo turno.

Prendi un foglio bianco ed una penna.

Trova un posto in cui sei a tuo agio e metti nero su bianco tutto quello che ti piace nella vita.

Può essere qualsiasi cosa.

Fare una famiglia.

Avere dei figli.

Fare lo chef.

Fare ə programmatorə.

Diventare unə psicologə.

Scrivere un romanzo.

Diventare unə atleta professionista.

Diventare unə imprenditorə.

Fare il manager in una grande azienda.

Diventare unə insegnante.

Fare l’autista.

Diventare unə bravə bartender.

Fare ə designer.

Lavorare nel marketing.

 

Ti chiedo di essere sincerə con te stessə, di puntare in alto e a quello che davvero vuoi.

Dopo aver fatto questa lista scegli la cosa che ti piace di più.

Se non hai un grande sogno, scegli comunque qualcosa come ho fatto io, ricorda che da cosa nasce cosa.

Dopo aver preso questa decisione fai un piano di come raggiungere questo obiettivo.

Scrivi dettagliatamente quali sono i passaggi che ti porteranno a realizzare il sogno della tua vita.

L’ultima cosa che devi fare è trovare un arco di tempo della tua giornata in cui lavorare a questo progetto.

Può essere la mattina presto, prima di andare a lavoro, a fine giornata, dopo cena o la notte.

Scegli cosa essere, da oggi in poi lasciati alle spalle le scuse di sempre e il vivere l’unica vita che hai a caso, senza scegliere per il tuo futuro.

 

Si può cambiare vita a 30 anni?

Si può cambiare vita a 30 anni? Sì, è voglio dirti che ci sono tre grandi vantaggi che giocano a tuo favore a quest’età:

  1. la maturità personale
  2. l’esperienza di vita
  3. si è ancora nel pieno delle proprie forze

 

Questo vale indipendentemente dall’età che hai in questo momento.

Puoi ricominciare a 29 anni, cambiare vita a 34 anni, così come puoi cambiare vita a 35 anni se non a 39 o 40.

L’età non è un limite per essere quello che vuoi essere.

Quello che davvero ti invito a fare è di seguire lo scopo della tua vita, questo vorrà dire cambiare la propria vita a 30 anni, così come cambiare stile di vita perché ogni giorno lavorerai al tuo progetto di vita.

Ti auguro davvero il meglio.

A presto

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