Marco Valeri

Fallire è meglio che rimpiangere

  • Autore: Marco Valeri
  • Pubblicato il: 01-02-2023
  • Ultima modifica: 08-04-2024
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Rimpiangere e fallire sono stati d’animo che non vorremmo mai provare ma attraverso i quali finiamo per passare almeno una volta nella vita.

Quando proviamo a realizzare un obiettivo il fallimento è una cosa che dobbiamo mettere in conto.

Mettere anima e corpo nel raggiungimento di un obiettivo e non farcela non è mai una cosa piacevole.

Mi è capitato più di una volta di lavorare ad un progetto, di metterci tutto me stesso, di dedicargli il mio tempo, di impuntarmi sulla sua riuscita anche quando era palese che le cose non sarebbero mai andate.

 

Fallire non piace a nessuno, non piace a me così come non piace a te.

Rimpiangere qualcosa non piace a nessuno, non piace a me così come non piace a te.

Eppure, ogni volta che decidi di dedicarti ad un nuovo obiettivo di vita, il fallimento è un possibile risultato.

Invece, ogni volta che decidi di non agire verso un tuo sogno, il fallimento non è un risultato possibile.

Se volessimo quantificare il fallimento, possiamo dire che abbiamo il 50% delle possibilità di riuscire così come di fallire ogni volta che ci lanciamo verso un nuovo progetto.

 

Se volessimo quantificare il rimpianto, possiamo dire che abbiamo il 100% delle possibilità di rimpiangere un sogno che non trasformiamo in un nostro obiettivo di vita.

Secondo il vocabolario Treccani, la definizione di fallire è: Non riuscire nel proprio intento, non raggiungere lo scopo desiderato.

Secondo lo stesso vocabolario, la definizione di rimpiangere è: Rammentare una persona o una cosa con desiderio e nostalgia, ma insieme con la consapevolezza di non poterla avere più perché perduta o scomparsa, trascorsa o irrecuperabile.

 

Il rimpianto delle scelte che non ho preso mi ha fatto molto più male rispetto alla delusione di fallire.

Ma posso dirti di più.

Fallire mi ha sempre aiutato a crescere, a vedere le cose sotto un punto di vista diverso, mi ha fatto maturare.

Non ti nego che alle volte fallire ha colpito la mia autostima.

Ricordo che quando provavo a cambiare lavoro a più di 30 anni a cercare di entrare nell’industria dell’informatica, prima di ottenere il mio primo impiego come programmatore, sono stato scartato davvero tante volte, e spesso e volentieri questo mi ha fatto male.

Ci sono stati dei momenti in cui ho pensato “Forse non ce la farò mai”.

Ho fallito tante volte, mi ha fatto male, ma poi sono riuscito a trovare quello che stavo cercando, ed è stata una gioia davvero grande.

 

Se non avessi studiato Computer Science a più di 30 anni non sarei diventato quello che sono ora.

Se non avessi trovato il coraggio di offrire un passaggio a quella bella ragazza sarda che lavorava al centro di Roma, a quest’ora non starei condividendo l’appartamento di Londra con la mia compagna di vita.

Se non avessi applicato per centinaia di posizioni non avrei trovato il mio primo lavoro.

Se non avessi messo nero su bianco il mio primo articolo a quest’ora tu non staresti leggendo questo.

Se non ci avessi nemmeno provato non avrei fallito e a quel punto il dolore del rimpianto sarebbe stato davvero più forte.

 

Così non mi rimane che chiudere questo articolo dicendoti che fallire ci porta sempre a migliorare noi stessi, anche se in modo doloroso, il rimpianto mai.

Fallire è qualcosa con cui ti scontrerai se hai deciso di prendere la responsabilità della tua vita dandoti degli obiettivi da realizzare.

Il rimpianto è qualcosa con cui ti scontrerai se hai deciso di ignorare i tuoi sogni.

Chi si dà degli obiettivi e prova a realizzarli finisce per fallire, almeno una volta nella vita.

Chi rimane sempre fermo non fallisce mai, ma vive nel continuo rimpianto di cosa sarebbe potuto essere.

Fallire è meglio che rimpiangere.

 

Fallire e non rimpiangere
Photo by Joe Dudeck on Unsplash

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