Marco Valeri

Un posto nel mondo

  • Autore: Marco Valeri
  • Pubblicato il: 01-08-2023
  • Ultima modifica: 08-04-2024
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C’è un posto per tutti nel mondo, anche per te.

 

Quante volte ti sei sentito sbagliato pur avendo fatto del tuo meglio?

Quante volte ti sei sentito fuori luogo pur avendo fatto di tutto per essere accettato?

Quante volte ti hanno detto che eri tu quello sbagliato?

Quante volte ti sei colpevolizzato per tutto questo?

Quante volte non ti sei sentito apprezzato anche quando ce l’avevi messa tutta?

 

Capisco come ti senti.

Sono state tante le volte che avevo fatto tutto il possibile per poi sentirmi fuori luogo, non accettato e alle volte anche sbagliato.

Ho vissuto questa sensazione di malessere per diversi anni, finendo per colpevolizzare me stesso.

“Cos’è che non va in me?”

È una sensazione frustrante e se l’hai provata, o la stai provando, mi fa piacere condividere la mia esperienza con te, magari puoi anche farmi sapere cosa stai passando nei commenti di questo articolo.

 

 

C’è un posto per tutti nel mondo?

Vivevo a Roma ed ogni mattina mi svegliavo cercando la mia opportunità.

Non avevo ancora capito quanto fosse importante avere un obiettivo nella vita e così quello che facevo era trovare la mia realizzazione nel lavoro, qualunque esso fosse.

“Non so cosa fare e quello che mi piace sembra sempre troppo difficile da realizzare, mi cerco un lavoro per mantenermi e poi vediamo come va”.

Ero ancora troppo inesperto nei confronti della vita per capire che una mentalità del genere non mi avrebbe portato da nessuna parte, e così infatti è stato.

Ho attribuito in quegli anni la colpa dei miei fallimenti alla città di Roma e alla situazione italiana in generale ma mi sbagliavo. I miei fallimenti erano legati al mio modo di pensare, al fatto che non mi ero dato un obiettivo nella vita.

Lascia che ti racconti meglio.

 

Avevo finito le superiori, mi servivano i soldi ed ogni mattina quello che facevo era cercare un lavoro che mi permettesse di arrivare alla fine del mese. Ho fatto veramente ogni genere di lavoro per pagarmi da vivere. Il mio problema con la città di Roma è stato che in ogni settore che provavo ad entrare c’era qualcosa che non andava, qualcosa di marcio. Non essere specializzato in nulla ti porta a non essere poi così competitivo nel mondo del lavoro. Se è vero che tutte le strade portano a Roma, è anche vero che ogni strada che prendevo dentro la Capitale aveva qualcosa che non andava.

 

Ho montato i palchi allo Stadio Olimpico di Roma in nero, per 5 euro l’ora, turni da 12 ore, dalle 8 di sera alle 8 di mattina e bisognava rimanere di più se non avevamo finito con il lavoro. Mi servivano i soldi, così accettai di lavorare a quelle condizioni.

Ho fatto la vigilanza per diverse aziende, tutte offrivano lavoro in nero, quindi senza contratto, 5 euro l’ora, pagamenti spesso a 60 giorni. Una sola azienda mi pagava 12 euro l’ora, sempre in nero, pagamenti anche qui a due mesi, per un lavoro di sicurezza dentro una grande villa in cui abitavano persone di rilievo nella Capitale. Mi servivano i soldi, così accettai di lavorare a quelle condizioni.

Ho fatto il cameriere in diversi ristoranti di Roma, in alcuni la paga non era male, in altri sempre 5 euro l’ora, nella ristorazione non ho mai visto un contratto, anche in quei locali sempre pieni e nei catering di aziende prestigiose. Mi servivano i soldi, così accettai di lavorare a quelle condizioni.

Ho lavorato in diversi call centre, contratto sempre a progetto di massimo due mesi, se in quest’ultimo lasso di tempo non vendevi abbastanza la svantaggiosa offerta telefonica di turno, il contratto non ti veniva rinnovato. Qui, si guadagnava in percentuale con obiettivi aziendali così irreali che alla fine facevi sempre la fame.

Ho avuto il contratto a tempo indeterminato da una società di telecomunicazioni che assunse tutti i lavoratori a progetto (tra cui me) grazie ad una legge fatta all’epoca dal Governo Bersani che spingeva a regolarizzare queste aziende dando in cambio a queste ultime vantaggiosi sgravi fiscali. Fummo tutti assunti a tempo indeterminato, quando dopo qualche anno gli sgravi fiscali promessi dal Governo italiano finirono, l’azienda licenziò più della metà dei dipendenti (tra cui anche me) per delocalizzare in Albania. Mi servivano i soldi, così accettai di lavorare a quelle condizioni.

Mi piaceva scrivere, a Roma trovai due aziende che mi diedero l’opportunità di farlo. Una non mi pagava ma mi andava bene così, mi piaceva l’idea di poter cominciare questa avventura anche se per andare avanti ovviamente dovevo fare altri lavori che mi permettevano di pagare le mie spese. L’altra azienda che mi assunse per scrivere mi dava 1 euro per ogni articolo da 250 parole, sui quali dovevo poi pagare le tasse come libero professionista. Mi servivano i soldi, così accettai di lavorare a quelle condizioni.

 

Potrei andare ancora avanti nel raccontarti le esperienze lavorative disastrose che ho vissuto nella città di Roma ma sono convinto di averti passato il concetto: qualunque cosa provavo a fare a Roma trovavo delle condizioni lavorative abominevoli, sempre a mio svantaggio e che non portavano da nessuna parte, fatte di persone che dall’altra parte avevano il solo ed unico obiettivo di approfittarsene in nome del loro profitto.

Insomma, a Roma i soldi erano sempre pochi, arrivare alla fine del mese era spesso difficile e le prospettive di crescita in qualsiasi settore erano praticamente inesistenti.

Questa la mia vita lavorativa lungo tutto il decennio dei vent’anni, un vero e proprio disastro ma anche una lezione di vita che poi mi ha dato la spinta giusta per rifarmi, cosa di cui ho parlato in Cambiare vita a 30 anni.

 

Così, all’età di 31 anni sono arrivato al punto di rottura con la città di Roma.

 

Il mio posto nel mondo

A 31 anni parto con Caterina, la mia attuale compagna, per la città di Londra. Arriviamo con un volo Ryan Air, in tasca poco pochi soldi e tanta voglia di riscatto.

A Londra conosco un mondo completamente nuovo, fatto di persone provenienti da ogni parte del mondo, frenetico e ricco di opportunità.

Le difficoltà sono state tante, problemi con la lingua, si lavorava a ritmi davvero elevati, la competizione era alta in ogni settore ma tutto sembrava funzionare in uno strano equilibrio. Le aziende che ti assumevano ti contrattualizzano fin da subito, i soldi non erano tanti perché ho cominciato a lavorare con il minimo sindacale ma nessuno poteva pagarti meno di quello e le imprese erano interessate a farti crescere.

C’è lavoro, c’è la mentalità di fare solidi, ci sono una marea di opportunità e di stimoli. Io e Caterina ci tuffiamo mano nella mano in questa grande metropoli e nel giro di 8 anni arriviamo alla vita che volevamo.

Io parto come lavapiatti e in 8 anni mi laureo in Computer Science per poi cominciare a lavorare nel settore dell’informatica.

Caterina parte da commessa part-time in un negozio di calzini e nel giro di 8 anni finisce per lavorare in una grande azienda nel settore finanziario, nella quale copre tutta la parte digitale.

Al nostro ottavo anno a Londra ci compriamo una piccola casetta con tanto di giardino. Siamo felici. Abbiamo trovato il nostro posto nel mondo.

 

Questi 8 anni sono stati davvero intensi. Ho tante cose da raccontare a riguardo ma questa non è la pagina per farlo. Quello che voglio dirti in queste righe è che c’è veramente un posto per tutti nel mondo ma lo dobbiamo cercare. Il mio posto nel mondo è stato Londra, città che ho voluto raccontare nel mio articolo Vivere a Londra, qual è il tuo?

 

C’è un posto per tutti nel mondo anche per te

C’è un posto per tutti nel mondo, anche per te.

Se stai vivendo in un ambiente che ormai non ti stimola più, non ti rimane di andare a cercare il luogo più giusto per te.

Se stai vivendo una situazione che non fa più al caso tuo, non ti rimane di entrare in un’altra più adatta a te stesso.

C’è un posto per tutti nel mondo, e questo non significa che devi cambiare città o paese. Se il lavoro che stai facendo non ti appaga, devi cercarne uno adatto ai tuoi sogni, quelli dell’unica vita che hai.

Per me è stato andare lontano dalla città in cui sono nato e ricominciare tutto da capo.

Se stai vivendo una relazione da cui trai solo malessere, è arrivato il momento di spingerti verso qualcosa di migliore per te.

Se, come è stato per me, senti che la città in cui vivi non ti dà più stimoli ed opportunità, non ti rimane di andare a vedere cosa c’è oltre le sue porte.

 

Ricominciare da zero non è mai facile ma quando lo fai, in qualche modo non hai più nulla da perdere e finalmente puoi decidere di essere quello che vuoi veramente essere.

Quando ho lasciato Roma per ricominciare la mia vita a Londra ho dovuto imparare una nuova lingua, le regole di una nuova società, rifare il curriculum in inglese, cercare una nuova casa in cui vivere e capire come le cose funzionavano. Ho letteralmente ricominciato da zero, non era facile, ma questo mi ha messo nella posizione di scegliere chi volevo essere, perché se dovevo rifare tutto dall’inizio allora volevo decidere io chi essere per una volta, e così è stato.

 

Se non fossi partito per la città di Londra forse non avrei capito tante cose di me stesso.

Se fossi rimasto in una città che ormai non mi dava più nulla, probabilmente sarei rimasto con la stessa mentalità, quella di accontentarmi.

Così voglio dire a te che stai leggendo che se un luogo, un lavoro o una situazione non ti appagano più è giunto il momento di cercare qualcosa di migliore per te, perché te lo meriti, perché solo quando cerchi poi trovi.

Cambiare vita spesso non è facile ma ricordati che c’è un posto per tutti nel mondo, anche per te.

 

Il tuo posto nel mondo

Come ti dicevo, per diversi anni sono stato convinto che le difficoltà lavorative che avevo a Roma fossero legate al modo di lavorare in quella città e in Italia in generale. Dopo diversi anni passati all’estero, a viaggiare e a conoscere persone provenienti da ogni parte del mondo ho capito che mi sbagliavo.

 

Gli svantaggi di lavorare a Roma in quegli anni erano diversi, a cominciare dal fatto che non era semplice trovare un impiego. Al contrario, a Londra non è difficile trovare un impiego di partenza come ad esempio in un ristorante o in un supermercato e vieni sempre contrattualizzato. Nella Capitale d’Italia questo è molto più difficile, lavorare senza contratto è più comune e ancora oggi si fa fatica a trovare un primo e semplice impiego, cosa abbastanza comune nel resto della Penisola. Sebbene il mercato del lavoro di Londra offre molto di più rispetto a quello di Roma, il mio modo di pensare quando vivevo in Italia non mi portava nella giusta direzione. Se non ti specializzi nel mondo del lavoro rimarrai sempre nella posizione di doverti accontentare di quello che ti viene offerto. Se, invece, ti specializzi in qualcosa, se diventi davvero bravo, sei nella maggior parte dei casi nella condizione di decidere tu dove e come lavorare.

 

Quando vivevo a Roma non mi ero specializzato in nulla. A Londra sono diventato un professionista nel settore informatico e questo oggi mi garantisce un buon lavoro in qualsiasi paese del mondo. Il successo che ho ottenuto lavorativamente è stato nello scegliere una professione che mi piacesse e di specializzarmi in questa. Questa combinazione ti porterà ad avere successo in qualsiasi settore.

Dedicati a qualcosa che ami fare e specializzati in questo. Le aziende sono alla ricerca degli specialisti di settore e non delle persone che sanno fare tutto e niente.

 

Sono riuscito a fare mio questo importante concetto viaggiando, andando a vivere all’estero, facendo davvero tante esperienze e conoscendo persone provenienti da ogni parte del mondo. Sono cresciuto quando ho trovato il posto giusto per me nel mondo. Se rimani in una situazione che non ti dà stimoli, che non ti permette di crescere, che non ti sta portando da nessuna parte, difficilmente le cose cambieranno.

 

Come trovare il tuo posto nel mondo?

Molte persone mi hanno fatto questa domanda: come trovare il posto giusto nel mondo?

Molto spesso questa domanda mi è stata posta da persone che volevano andare a vivere all’estero o che volevano tornare a vivere in Italia dopo diversi anni di vita lontano dai confini nazionali.

 

La risposta che mi sono dato è stata questa che segue. Cercare un posto nel mondo non significa necessariamente cambiare città, nazione o continente. Cercare un posto nel mondo significa lasciare una situazione che non ci appaga più per cercarne una nuova. Questo vale per le relazioni, per l’università, per il lavoro così come per il luogo in cui si vive.

 

Quello che ha fatto davvero la differenza nella mia vita è stato darmi un obiettivo di vita, appunto l’informatica, e lavorare a quest’ultimo. Il posto giusto nel mondo per me è stato il luogo in cui potevo realizzare questo progetto. Londra è tra le migliori città al mondo a livello informatico, ospita le più grandi aziende del settore ed è ricca di offerte in questo ambito. Quindi Londra era la città giusta in cui realizzare la mia ambizione di vita e rimane tutt’oggi la città giusta in cui continuare la mia carriera.

 

Se non hai chiaro qual è il posto giusto nel mondo in cui vivere ti invito a partire da qui, a me ha aiutato molto. Stabilisci cosa vuoi fare nella vita e poi capisci qual è la città o il paese giusto in cui realizzare i tuoi sogni.

Lo so che a volte non è facile ma vivere è l'unico modo che hai per imparare dove vuoi e puoi arrivare. Porta queste parole con te se il momento che stai vivendo non è facile, potranno darti la giusta spinta quando ne avrai bisogno, così come potranno ricordarti che hai deciso di compiere un primo passo per arrivare in un posto migliore, quello che desideri.

 

A presto.

 

Big Ben di Londra di notte
Photo by Louis. K on Unsplash

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